Pensieri paralleli… in poesie e foto

Linguaggi diversi cercano la medesima luce, quella del confronto e dell’approfondimento, partendo da una comune idea generante, che poi vola verso direzioni di senso anche molto lontane dal punto di avvio. È come se i versi e le istantanee trovassero nel rapporto di reciprocità un momento di innesco per un’avventura di pensiero che poi è autonoma nell’esprimere il contorno delle due identità creative. In questa maniera Alexandra Mitakidis con le foto ed Enzo Santese con le poesie propongono alla fantasia di chi guarda e legge il combustibile per una serie di viaggi virtuali, liberi da ogni limite di spazio e tempo.

In cerca del vero

Maschera di Lugano

Cambiamo il volto della verità
e maschera sarà immutabile
come diaframma che cela il dato.
Nell’arcano giro della fortuna
resta impigliato il dentello del ricordo
che ci sprofonda nella storia di ieri
quando spavaldi paladini del nulla
abbiamo barattato la coscienza
con pochi spiccioli di effimera gloria.

Ebbene adesso conosciamo il vero
e lo poniamo sulla bilancia esatta
che equilibra il detto pensando
al tempo infame del docile cenno
di assenso a imprese degne di rampogna.

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Quando sfumerà il buio

Duomo di Lugano

Dietro le finestre della nostra solitudine
cerchiamo la compagnia di pensieri
spuntati nel terreno accidentato
di una natura percorsa da presenze
impercettibili, impegnate a un gioco
di veloce consumo e fine esiziale.
I muri sono alti padiglioni
utili a captare frequenze di silenzi irreali
usciti dal consueto per dare enfasi
al fischio di sirene intermittenti.

La gente crede nell’allegria esorcista
che addormenta la paura in un sorriso
percorso dalla vibrazione di sussulti
fra ansie manifeste e celati tremori.
Ecco, lo schermo è impietoso
nella matematica del dolore,
dove il teorema non accorda i numeri
a una realtà dispensatrice di ruoli
d’assenza dal grande circo del giorno
consunto nell’esercizio dell’esistenza.

Gli sguardi hanno perso la frontalità arrogante
dell’occhio puntato su nemici da abbattere,
che ha ora la liquidità umile della pietà
per le anime poste nei corridoi bui dell’infinito,
per i paladini del nostro resistere,
per i camici verdi, bianchi e azzurri
che danno alle corsie il colore di una vita
ancora degna di respiro a polmoni aperti.
A noi, memori del nostro timore di fronte
al fantasma dell’eclissi, il futuro
senza nascondigli coatti promette
nuova luce lungo il sentiero non più
minato da folletti incoronati di malvagità.

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Venezia, oltre il livello

Acqua alta a San Marco

Lo specchio d’acqua
di fronte a San Marco incrocia riflessi
di basilica e campanile.
È il mare che inghiotte la piazza
diventata fondale in una notte
di tempo iroso su sibili
di venti in conflitto per il primato
del caldo o del freddo.

Venezia tace e ascolta inquieta
i presagi di una sibilla marina
emersa dalla spuma inquinata
di un Adriatico indifeso
e appunta su fogli di carta
portati via dalle correnti
promesse di tutela e ipotesi
di salvezza per una città
che ha fondamenta sul nulla,
ma resta gigante di bellezza
e vorrebbe essere eterna
se il tempo dell’incuria esaurisse
sin da oggi la spinta alla fine.

Intanto i capricci noti della luna
sembrano ogni volta epifanie nuove
di un caso, arbitro malandrino.

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Palpiti d’attesa

Silenzio della città incoronata

Piazze vuote vissute dietro le griglie
in aria libera da polveri ostili
vie immerse nella legge del vuoto
di scintille fra macchine e pedoni
prati nella linea rigogliosa
d’erba rinata a nuovo vigore
parchi beati pel calpestio lontano.

Torna il ritmo vitale di animali
felici di un distacco che riduce
l’uomo al canto sul balcone
mentre va l’onda malinconica
travestita da baldoria festosa.

E la musica salda un insieme
scisso in tante finestre aperte
sulla speranza di notizie vere
sul tramonto dell’ospite crudele.

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