In un volume prezioso la Fotografia incontra la Poesia

Venezia, 15 opere di Alexandra Mitakidis ispirano altrettanti poeti

Il progetto

La fotografia innesca un meccanismo di connessione tra i suoi contenuti e quelli della poesia proponendo una serie di combinazioni concettuali affidate alla linea di congiunzione tra immagine visiva e parola scritta.

Il Festival Internazionale di Poesia “Palabra en el Mundo / Parola nel Mondo” che, ormai giunto alla XIV edizione, si svolge ogni anno nel mese di maggio in centinaia di località di 40 Paesi di ogni continente con letture poetiche e altre manifestazioni culturali interdisciplinari (letteratura, musica, arte e cinema) nel periodo dall’1 al 31 maggio. L’iniziativa è inserita nel Festival Internazionale di Poesia organizzato a L’Avana, nell’ambito del “Proyecto Cultural Sur Internacional” della rivista “Isla Negra”; il tema conduttore è sempre “por la paz y la fraternidad / per la pace e la fratellanza”.  Anche nel 2020 avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione dislocata in più sedi e in più giorni, ma gli effetti della pandemia hanno costretto gli organizzatori a ripiegare su incontri virtuali sulle reti social, spostando eventualmente all’alla in corso le letture e riflessioni in presenza. A Venezia il Festival è diretto dalla scrittrice e traduttrice Anna Lombardo che in questa situazione d’emergenza ha ideato un sollecitante meeting dentro una realtà editoriale. Nella prefazione sottolinea infatti: “Per mantenere aperto un varco verso la bellezza naturale delle cose del mondo, anche nelle sue più inaspettate contraddizioni, lo scambio, la contaminazione e/o il confronto sono un terreno più fruttifero e pacifico di quello giornalmente offertoci da ogni dove – sia nel campo politico sia in quello socio-culturale.

Alexandra Mitakidis

Con questo spirito, e dopo aver visto le foto digitali di Alexandra Mitakidis esposte in prima assoluta presso l’Istituto Romeno di Venezia lo scorso autunno, ho sentito l’impulso di rispondere agli scatti vibranti di Alexandra con la parola poetica”.  Il che si è tradotto in una pregevole volume – edito per i tipi del Centro Internazionale della Grafica di Venezia – in cui quindici foto di Alexandra Mitakidis sono state il pretesto per una riflessione di altrettanti (da cui il titolo “15 x 15 – la Fotografia incontra la Poesia”) poeti internazionali, appartenenti a differenti sensibilità espressive e provenienti da diverse aree geografiche: Grigore Arbore, Xanath Caraza, Maurilio De Miguel, Silvia Favaretto, Fabia Ghenzovich, Lucia Guidorizzi, Adriana Hoyos, Odvieg Klyve, Anna Lombardo, Laura Marchig, Enzo Santese, Angelo Scandurra, Gabriella Valera, Bernard Vanel, Roberto Veracini. Tutte le poesie in lingua straniera sono state tradotte in italiano con il testo a fronte.

Milano Ipogea

L’autrice delle immagini è l’artista e fotografa triestina è Alexandra Mitakidis che ha scelto da qualche decennio la macchina fotografica come strumento per dipingere le proprie emozioni a contatto con le realtà più diverse: le città e la loro storia, i suggerimenti delle forme architettoniche, il gioco di ombre nelle diverse ore del giorno e nella variabilità delle stagioni, le scene di umanità in cammino verso le rispettive occupazioni quotidiane, le geometrie prospettate dalle vie, dalle piazze, dagli spazi di superficie e ipogei (l’artista ha dedicato sempre un’attenzione particolare al brulichio della gente nelle stazioni della metropolitana a Milano e a Parigi) e la natura nei suoi riflessi più segreti. Dopo aver “catturato” l’attimo più rispondente al suo progetto, l’artista utilizza il computer per un’operazione di “chirurgia estetica” del mondo fisico, caratterizzandolo con cromie tanto accese da distanziarlo dalla forma e colori effettivi, compiendo così quel salto metamorfico che consente alle cose di perdere la loro fisicità di base e rarefarsi in simulacri di luoghi che, a questo punto, appartengono alle regioni dell’anima e del pensiero più che all’esistente.

Le articolazioni del volume

 Nella sequenza del libro la prima foto elaborata da Alexandra Mitakidis è San Alvise, in cui la porzione di cielo contamina con il suo colore lo scorcio veneziano omonimo, virato verso il blu che lo domina. A questo ispira Grigore Arbore, scrittore e critico romeno che nella città lagunare dirige l’Istituto di Cultura del suo Paese. Due liriche, Ho sentito il meraviglioso suono e Mattinata romantica, presentano momenti di stretta contiguità tra sguardo su alcuni dettagli del reale e loro riflesso simbolico sulla storia e la leggenda in un ritmo leggero e colloquiale. Segue poi l’immagine che nel taglio alto attira lo sguardo verso le Cupole veneziane, capace di rimandare Zanath Caraza, nelle poesie Sussurri nell’atmosfera, e Cuore d’acqua, alla considerazione della fisicità, l’atmosfera e l’acqua della realtà lagunare nella loro capacità di far viaggiare il riflesso simbolico dentro opzioni molteplici; Alexandra  Mitakidis in Calle dell’Indorador pratica l’inquadratura dal basso di un palazzo esaltato nel rosso veneziano, che fa scivolare lo sguardo verso uno spicchio di cielo e suggerisce appunto allo spagnolo Maurilio De Miguel una Vicinanza con il cielo, una proiezione metaforica dalle strettoie di superficie alle larghe e libere aperture dell’aria.

La foto Finestre sul campo invita la scrittrice veneziana Silvia Favaretto a una riflessione sul lento degrado della città lagunare; nel ritmo della lirica Le pietre di Venezia esprime con vibrante affetto una certezza: le pietre di Venezia “sanno che per scampare alla morte / il segreto è da millenni / stare ferme e assetate bere la luce”; mentre nella lirica Sul ponte di Barnaba con un velo d’ironia inquadra il potere emblematico del manufatto.

L’istantanea Molo audace nel gelo mette a fuoco una circostanza invernale, la banchina spazzata dalla bora e coperta in alcuni punti dal ghiaccio. Nei due tempi poetici intitolati come la fotografia, Fabia Ghenzovich, veneziana di nascita, si immedesima nella circostanza trasponendo i dati fisici dentro la dinamica di versi concepiti per rendere “visivamente” lo stato d’animo scaturito dalla scena.

In Upsidedown Alexandra Mitakidis modifica la realtà vera e quella specchiata e crea l’effetto illusionistico con un capovolgimento dei due termini. Lucia Guidorizzi, scrittrice nativa di Padova e veneziana di adozione, traspone lo spunto tematico dell’immagine in due poesie, Sguardo bizantino e Il canale sospeso, dove i riflessi della storia intridono il presente e l’idea del riverbero si realizza in una festa policromatica di presenze; infatti dice: “Ci sono ore in cui i colori si mescolano / Sfumando l’uno nell’altro /

In un fragile equilibrio di bellezza / si sfiorano alto e basso”.

Con la messa a fuoco di alcune Geometrie architettoniche veneziane Alexandra Mitakidis instilla nella colombiana Adriana Hoyos l’idea di una combinazione concettuale tra il dato razionale della materia e la consistenza rarefatta della metafisica.

L’obiettivo dell’artista nella foto Curve esalta le peculiarità anatomiche del nodo nella corteccia di un grande albero; a queste si connette con la sua sensibilità di poetessa la scrittrice norvegese Odvieg Klyve, attenta a cogliere nella sua composizione, intitolata Curva, i segni del tempo che diventano alfabeto di natura.

Anna Lombardo (Foto Alexandra Mitakidis)

L’occhio della fotografa si sposta poi su Venezia fuoco dell’Occidente, dove il ponte che si staglia nel rosso acceso del tramonto avvia in Anna Lombardo una riflessione sui rapporti umani, fatta confluire dentro la poesia Pensieri insubordinati e in quella senza titolo, composte da versi di strofe leggere nel ritmo e incisive nel tema: “Fragilità minuscole / tra polveri di miriadi / di stelle cadenti /- / Sconosciuti – spaesati / nei pensieri insubordinati / sillabe suoni spasmi avvolti /-/ Con l’orizzonte infinito / sempre infinito / carico di domande inquiete .”

Alexandra Mitakidis con la foto La musica unisce presenta un suonatore di strada e un bambino incantato dal funzionamento dello strumento. La capacità infantile di stupirsi di fronte a ogni novità entra di peso nella poesia La musica dei bambini della scrittrice e traduttrice croata Laura Marchig, che nel testo La musica unisce raccoglie, quasi interattivamente, il cenno della fotografa per “disegnare” a sua volta una scena di supporto al concetto che l’armonia dei suoni può essere forza attrattiva dei sentimenti.

Seguendo lo sviluppo del libro, ci si imbatte nella visione di Paris: La Chapelle, con le sue splendide vetrate e gli elementi gotici che la contraddistinguono; fu costruita nella seconda metà del secolo XIII da re Luigi IX per farne prezioso scrigno delle reliquie della Passione di Cristo, consistenti nella corona di spine e un frammento della Croce. Viaggiatori da tutto il mondo arrivano nella capitale francese con l’intento preciso di vedere le sue vetrate, le pitture murali e le sculture. Nelle poesie Verso il consueto il sottoscritto (Enzo Santese, poeta e critico di Trieste) coglie un atteggiamento dei viaggiatori nella metropolitana della capitale francese e nella seconda poesia, La chapelle e il cielo, la bellezza che promana l’interno dell’architettura, elemento di distrazione dei pellegrini nei confronti dell’originario carattere sacro del luogo.

Scansioni di cielo all’interno del Mart – Rovereto

Nella foto Scansione di cielo all’interno del Mart invece c’è una vetrata che fa da soffitto illudendo una decisa prossimità alla volta celeste; questa vista fa volare il pensiero e la vena lirica di Angelo Scandurra, poeta originario di Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania; i versi percorrono sentieri punteggiati da stelle che cadenzano la trama dell’infinito.

Le Geometrie di Famagosta esibiscono la razionale scansione della parete di un grattacielo a Milano e prestano a Gabriella Valera, storica e poetessa di Bacoli in provincia di Napoli (scomparsa da poche settimane nella su città di adozione, Trieste), “materia” per l’elaborazione di un pensiero veicolato in due poesie, dove la luce è combustibile primario per l’avventura dell’intelletto e del cuore.

Parigi, La piazza di fronte al Centre Pompidou

La Francia ha un posto di rilievo in questo libro, convalidato dalla presenza di Parigi, la piazza di fronte al Centro Pompidou, dove plana con la fantasia e con la poesia Bernard Vanel, scrittore e traduttore francese. L’immaginazione è alimentata dalla forma della piazza e dall’edificio del Beaubourg che sembrano evocare la forma di una nave dove idealmente il poeta si imbarca.

Nizza, Passeggiata non solo degli Inglesi

Infine Nizza si apre dinanzi agli occhi dell’osservatore con la bellezza della Promenade ripresa nella foto Nizza, passeggiata solo degli inglesi. Quella bellezza sospinge l’immaginazione di Roberto Veracini, autore di Volterra in provincia di Pisa, a ricercare “la memoria stupita / d’ogni bellezza perduta / e ritrovata” dentro Venezia, “il centro inimmaginabile / di ogni possibile / viaggio.”

Enzo Santese

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Enzo Santese è di Trieste, dove risiede e lavora; svolge un'intensa attività di promozione culturale nell'ambito della letteratura, del teatro e delle arti figurative. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti, si interessa da anni di problemi della comunicazione radiotelevisiva; critico d'arte, poeta e scrittore, ha al suo attivo numerosi interventi su quotidiani e riviste. Organizza diversi eventi culturali e dirige alcuni Festival di poesia (Poetando di Pordenone e Trieste, Festival del pensiero in / verso di Venezia, Festival della Poesia del Mare Isola in Slovenia, Lido di Venezia e Trieste). Scrive da vari anni testi per il teatro, la radio e la televisione (Tele Capodistria e Rai); la sua bibliografia comprende oltre duecento pubblicazioni, divise fra le traduzioni degli autori classici, greci e latini, libri di poesia, narrativa e saggistica e monografie di artisti contemporanei. Fa parte della sezione italiana dell'A.I.C.A. (Associazione Internazionale dei Critici d'Arte); ha progettato e curato numerose rassegne d'arte contemporanea, personali e collettive, in Italia e all'estero. È autore di quindici raccolte poetiche, la più recente delle quali è I luoghi e i sensi, del 2018.