Editoriale

Il titolo di questa rivista richiama una corposa stratificazione di simboli che, lungi dall’essere meri punti di riferimento intellettuale – come è stato più volte rilevato in precedenti occasioni – , hanno una precisa corrispondenza con sfumature e contorni culturali espressi dalle voci che le danno corpo. Dalla congerie di possibili assonanze mi piace peraltro far emergere un dato inscritto nella ragione etimologica del nome: Lýkeios era riferito ad Apollo, in quanto dio del sole, della luce, quindi dalla matrice λευκ-, λυκ- “candore”. In effetti il bianco della pagina, prima d’essere lo spazio dell’ “horror vacui”, dell’esercizio di scrittura mirato alla poesia, alla narrativa, alla saggistica oppure all’espressione iconica affidata al segno, al colore e all’immagine fotografica, è il territorio dove lo sguardo si perde intorno alla possibilità di concentrare lo slancio creativo dentro un progetto, capace di imprimere poi al candore stesso  della pagina il tratto inciso del pensiero che, in tal modo, si fa innesco per una comunicazione diretta con i potenziali lettori.

Lýkeios, contrariamente al carattere omologante del ginnasio di Pisistrato e di Pericle, ha il lineamento peculiare di una diversità tanto più gratificante per chi la impersona, quanto più vario è il ventaglio di opzioni in termini di confronti serrati sulle modalità con cui articolare i versi, sulle differenti tensioni nello sviluppo di un intento narrante, sulle tensioni alla profondità nell’analisi critica, sulle idee espresse in esito cromatico e figura simbolica. In un concerto di voci molteplici si possono registrare a volte dei piccoli contrappunti, ma è importante che sotto l’abile regia di Antonio Fiorito confluiscano in una sintesi sfaccettata tanto quante sono le presenze nel singolo numero, unificata dal desiderio dei collaboratori di ritrovarsi e far risuonare la parola in una dinamica che presuppone sempre un mittente e un destinatario; ciò deriva dalla convinzione che l’ascolto arricchisce anche chi ha il progetto poi di dire cose, esprimere concetti, costruire storie pagina per pagina in una rivista, Lýkeios, che si propone come piattaforma adibita agli incontri di passioni molteplici, di idealità anche contrastanti, di riflessioni spinte su profondità del sentire che scandiscono “panorami comparativi” dentro cui campeggiano personalità inscritte nel grande libro della classicità; a queste attingono, talora inconsapevolmente, gli autori contemporanei che hanno percorso il disegno storico dei vari generi sedimentando nella propria coscienza istanze, valori, sensibilità, stimoli, andati poi ad alimentare il tratto formativo di ognuno. Proprio in questo senso la rivista, mancando la fisicità dei portici del Ginnasio originale, è il “luogo” dove passeggiano con lo sguardo rivolto a quel cielo aperto, che è lo spazio della creatività accesa il più delle volte per rispondere a un’esigenza di chiarezza personale, ma spesso pure per condividere il bello di una seducente avventura dello spirito.

Enzo Santese